Nel primo giorno del quarto mese, al venticinquesimo anno della duemillesima età, nell’ora appena aspersa dalla compassione divina, la parola del Signore è scesa su di me, in questi termini. Figlio dell’uomo, apri la tua bocca è mangia. Ecco. Io ti riempio del mio sdegno e tu non potrai trattenerlo, tanto esso ti sarà amaro. Io ti invio alle nazioni.
Dirai: di voi bene sta scritto:
Udrete, sì, ma non comprenderete;
guarderete, sì, ma non vedrete.
Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile,
sono diventati duri di orecchi
e hanno chiuso gli occhi,
perché non vedano con gli occhi,
non ascoltino con gli orecchi
e non comprendano con il cuore
e non si convertano, e io li guarisca!
Poi ti rivolgerai a loro dicendo:
così parla il Signore:
Udite, o cieli, ascolta, o terra.
Quanto disprezzo
è calato sulla mia parola.
Guardai la terra, ed ecco vuoto e deserto,
i cieli, e non v’era luce.
Dai sacerdoti ai governanti,
da nazione a nazione,
dalla più piccola alla più grande,
quasi tutti vanno voltandomi le spalle.
Tra di essi
molti si lacerano le vesti già stracce,
digiunano nascondendo l’uno all’altro
le mani piene di delitti e di frodi,
e chi regna pone sopra di sé idoli su idoli
pur di dominare il mondo.
Ipocrisia e viltà
corrono per i sentieri
dell’orgoglio e della superbia,
e chiamandosi sovrani dei sovrani
si intronizzano a vicenda.
È sparita la pace, ovunque.
Sono stati banditi i diritti
che appartengono ad ogni uomo.
Agonizza la terra.
Il figlio uccide il padre e la madre,
l’uomo infierisce a morte
contro la propria donna.
E i peggiori nemici della vita
sono diventati
coloro che dovrebbero coltivarne
la ragione e il senso.
Per i campi si percepisce
un acre odore di mutilate lacrime
sui volti irrigiditi dei cadaveri.
Senza requie.
Le sorgenti sono diventate
mucchi di fango e di letame.
Chi dovrebbe seminare nasconde,
e chi dovrebbe mietere ruba.
Il mare è diventato
il più grande cimitero
di troppe depauperate, torturate speranze.
La putrefazione, dunque.
Essa è diventata il valore tra i valori.
Ovvero, una tassa dal valore aggiunto.
Conseguenze logiche.
Nulla di anomalo, di anormale.
Uomini e donne
che patteggiano l’esistenza loro e quella altrui
nell’interscambio planetario di tangenti.
La corruzione è diventata
il vessillo di onore per molti popoli,
lo scudo umano più favorevole
per tante nazioni.
E i bambini tacciono,
per i loro infantili giochi
negati nel nome del progresso,
del progresso,
dimostrando così come si agita,
nel petto d’ogni uomo
e nel grembo di ogni donna,
l’aborto di ogni scienza.
Eppure.
Domani non è un tempo astratto.
Non è un paese dimenticato, domani.
Ecco.
Io faccio del domani
un ritorno senza futuro,
un’andata senza passato.
Esso è ora.
Si dirà domani:
“Tra noi si sono invertiti i ruoli
e i mondi si sono ribellati.
Abbiamo desiderato, in tutto questo,
che non si attraessero gli opposti
affinché nella nostra perversione
risultassimo normali.
Perfino nel concepimento immorale.”
Ecco.
Voi vi siete esercitati
nel mostruoso affare della guerra.
Adesso la guerra non condivide alcun alleato.
Non preferisce nessuno più dell’altro.
La guerra è la guerra.
E, in quanto tale, non adotta alcun vessillo
né si lascia intenerire da alcuno scudo umano.
Il danno più grande per un popolo
è la procurata stoltezza.
Per una nazione, invece,
il dolo più invadente
è la procurata povertà.
Guai, guai a quelle nazioni
il cui dio non è il Signore.
Io sto per addurre
su tutto il pianeta
la più grande carestia di sempre,
la siccità più vasta
che mai sia stata ricordata.
Voi anelerete alla mia parola. Inutilmente.
Uno con l’altro,
vi siete allenati
nel mostruoso affare della guerra.
Adesso la guerra
nemmeno la faccia vi guarda.
Vi dà le spalle.
E ultimi, e innocenti, e inermi,
e bambini, e donne, e anziani,
e sofferenti, e malati:
chi per una risurrezione nel corpo e nello spirito.
E chi, come voi,
per una risoluzione definitiva di condanna.
Mendicherete ancora odio,
per altro tempo,
perché di voi così sta scritto e affinché io,
venendo, non vi giustifichi.
Siete diventati, infatti,
un popolo dal cuore insensibile.
Più dei vostri padri.
Molti uomini
hanno tentato di apprendere
l’arte fasulla della diplomazia.
Ecco.
Sarà essa il vostro ultimo campo di battaglia.
Lì ove si percepiscono,
da sempre,
acri odori di lacrime mozzate
sui volti irrigiditi dei cadaveri.
Senza requie.
Infine, domani.
Un’andata senza futuro.
Un ritorno senza passato.
E sarà cielo e pace, e sarà terra e luce,
per coloro che mi amano e che io amo.
In quel tempo
non si ricorderanno più i tempi trascorsi,
perché sarà il nuovo ad orbitare, eterno.
Sulla mia parola calerà un bacio, il mio,
nel quale s’immergeranno
coloro che mi amano e che io amo.
Saremo un solo spirito. E un unico amore.
Sì. Perché io sono Geloso.
E tutto questo io lo giuro sul mio nome,
nel quale faccio muovere le mie viscere materne.
(01/04/2025)